Insegnanti: Il corpo che sente, ama, vive (attraverso la biodanza)

di Tiziana Centomani


Anche per gli Insegnanti l'inclusione del corpo nella propria capacità di comunicare è imprescindibile per una comunicazione efficace, spontanea e naturale


Il corpo dell'insegnante non mente

C'è un momento, in molte classi, in cui l'insegnante respira diversamente.Le spalle si alzano un po', la mascella si stringe, lo sguardo diventa più rapido e meno fermo. È il corpo che, prima della mente, registra che qualcosa non va.

Lo studente lo percepisce in pochi secondi — anche senza sapere di percepirlo — e risponde in modo speculare: si chiude, si distrae, si difende.

Tutto quello che chiamiamo "atmosfera della classe" passa di lì.

Non dalle parole. Dai corpi.

Il corpo dell'insegnante è il grande dimenticato della scuola.

Gli si chiede di essere puntuale, preparato, paziente, ma non di ascoltare sé stesso. 

Così settimana dopo settimana il sistema nervoso accumula tensione: rigidità cervicali, mal di testa ricorrenti, disturbi del sonno, voce che si incrina.Sono i segnali di un sovraccarico che la psicologia della salute conosce bene, e che le neuroscienze affettive collegano a un'attivazione cronica del sistema simpatico — la stessa che si attiva di fronte a una minaccia.

Ecco il punto: quando un corpo è in stato di allerta cronica, non riesce più a entrare in relazione. Né con sé, né con gli altri. La presenza si appiattisce. Lo sguardo si chiude. La voce diventa metallica.E, paradossalmente, si insegna peggio proprio quando si vorrebbe insegnare meglio.

La buona notizia è che il corpo si può anche riaprire.

Non con esortazioni — rilassati, sorridi, sii presente — ma con esperienze concrete che ricalibrino il sistema nervoso. Movimenti che restituiscono respiro pieno. Contatto che riattiva la sensazione di sicurezza. Suono e ritmo che ricompongono la tensione.Sono pratiche di consapevolezza corporea, oggi confermate da una vasta letteratura in psicofisiologia: dal lavoro di Stephen Porges sulla teoria polivagale alle ricerche di Bessel van der Kolk sulla regolazione dello stress traumatico.

La biodanza, in questo senso, è una delle metodologie che lavora più direttamente sulla qualità del legame attraverso il corpo.

Non è uno stretching, non è una danza libera, non è una terapia di gruppo: è un percorso strutturato che riapre i canali della comunicazione affettiva e rimette il sistema nervoso in uno stato di "sicurezza fisiologica" — quella condizione, scientificamente descritta, da cui sola può nascere relazione vera.

Per un insegnante, ritrovare il proprio corpo non è un lusso. È il primo strumento di lavoro che gli viene restituito.


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